Cultura Sommersa

Gianluca Faella

fondatore.

Tic, tac, il tempo umano scandito con le lancette. Un tempo finto, un tempo che consuma, un tempo che seleziona le persone all’interno di una determinata comunità umana.

Oggi, tutto ha il “suo” tempo. Il tempo per lavorare, il tempo per vivere, il tempo per guadagnare. Tutto sembra scandito, tutto sembra registrato, un insieme di numeri, un insieme di cifre. Tutto si basa sulle statistiche, su quello che secondo quelle cifre la gente vuole sentire, vedere e comprare.

Sono nato in un ambiente più conservatore, da vedere la differenza, tastando con mano ciò che oggi stiamo vivendo. Tutti hanno un prezzo, tutti hanno popolarità, tutti possono osare, tutti possono diventare famosi. Un immenso mondo di possibilità, ma a qualcuno questo mondo fatto di numeri, di strade direzionate e specializzate può non piacere.

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?

Alessandro Baricco tratto dall'opera letteraria "Novecento" (Baricco 1994) ¹

Ogni tanto mi sento come Novecento, un pianista che sa suonare solo quando ha l’oceano sotto la sua sedia. Per me l’oceano è quella che tutti oggi chiamerebbero in senso dispregiativo filosofia.

Per me, i filosofi hanno rappresentato una guida che permetteva a chi amasse la cultura di applicarsi alla ricerca di una spiegazione ulteriore di un determinato fenomeno. L’attenzione ai dettagli, al particolare, per poter immaginare ogni giorno un nuovo quadro della realtà generale.

Questa è una mia ipotesi, dopo aver provato a leggere molti filosofi contemporanei:

La filosofia ha perso la sua essenza.

Sarò criticato, sarò visto come il cattivo della situazione, ma sono cresciuto con Seneca, Aristotele, Cartesio e Schopenhauer… provando a leggere Jacques Derrida, mi rendo conto che quella filosofia che insegnava a guardare alla realtà attraverso occhi diversi ogni giorno è ormai acqua passata.

La filosofia era un gioco tra la mente di un uomo e quella degli altri, generava critiche, discussioni, ma anche progresso. Lo scontro creava idee diverse, creava quella che noi oggi chiamiamo democrazia, dando diritto a tutti di poter esprimere la propria opinione.

L’avvento dei social, la forza di essere nascosti dietro a uno schermo, la voglia di emergere, hanno portato a snaturare le opinioni umane, conformandole, accorpandole per poterle controllare nel miglior modo possibile, con la dipendenza.

Qui si parla di ciò che si vuole.

Non ci sono numeri da rispettare, non ci sono statistiche, unica regola non si parla di politica pura, quella del consenso, ma del lato nascosto della politica che lascia traccia. Si parla di quello che si ritiene sia importante diffondere con la concezione di aiutare altri a capire il mondo. Niente di più, non possiamo entrare all’interno di argomenti politici, altrimenti si snaturerebbe la missione principale del progetto. Con la politica, si è costretti a prendere delle posizioni, a trovare compromessi, a cercare un dialogo continuo per poter amministrare idee diverse. In questo progetto, le idee devono fluire senza nessuna esplicita dichiarazione politica, dobbiamo dimostrare al mondo che, anche se abbiamo idee diverse scritte tra le righe, si può star bene lo stesso e crescere insieme.

Non ci sono soldi in ballo, gli articoli sono e saranno sempre senza alcuna pubblicità al suo interno, la pubblicità anche deve essere fatta in modo responsabile. Una pubblicità gentile, una pubblicità che non invada, ma che venga scelta perché è accattivante, perché può essere d’aiuto a conoscere arti e mestieri dimenticati.

Non siamo un'azienda. Siamo una realtà culturale.

La cultura non ha un prezzo, non si può comprare, né conquistare. Questo progetto rimarrà libero e sarà aperto a chiunque abbia necessità di trovare una propria dimensione attraverso la scrittura, la diffusione e la ricerca.

Ci piace avere delle regole, ma amiamo essere fuori dagli schemi.

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bibliografia.

 ¹ Baricco, Alessandro. 1994. Novecento. Feltrinelli.
 
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